SUL NUOVO APPELLO DI ANNA E TOMMASO, AFFINCHÉ LA CHIAREZZA CI ACCOMPAGNI SEMPRE

di Carlo Di Marco

CARLO

   Ho letto il nuovo appello di Anna e Tommaso e ne apprezzo le conclusioni nelle quali si propone una nuova assemblea a gennaio prossimo per “recuperare l’occasione dell’assemblea che siamo stati costretti ad annullare [e…] riprendere insieme il percorso: decidendo quale forma, quale mèta, quale passo vorremo e potremo tenere insieme”. Si auspica l’apertura di “un percorso di confronto ampio e partecipato sui risultati del lavoro di sintesi fatto sulle proposte programmatiche emerse dalle 100 piazze e sulle scelte che dovremo compiere per organizzare al meglio il nostro lavoro futuro” e si dà appuntamento a gennaio per un incontro in cui, essi dicono, “presenteremo a Roma i risultati di questo percorso, discutendolo con quanti di voi vorranno partecipare”. In un certo senso questa prospettiva (piuttosto ravvicinata) riapre il discorso che sembrava chiuso con la rinuncia allo svolgimento dell’Assemblea del 18 novembre scorso, ma l’articolazione del documento di cui questa è la conclusione induce ad alcune riflessioni che mi sembrano necessarie.

   La prima. Cosa intendiamo per “spirito del Brancaccio”? in mancanza di documenti ufficiali, organismi eletti e di una struttura organica (avevamo fatto una sola assemblea nazionale il 18 giugno da cui non poteva che uscire, appunto, uno “spirito”, non già “la linea”), non posso che riferirmi a quello che ho visto e sentito il 18 giugno al Brancaccio. E cioè (senza pretesa di completezza) quanto segue:

  1. Un programma da costruire in 100, 1000 assemblee di base partendo dai 10 punti come canovaccio;
  2. Metodo democratico. Cioè assemblee inclusive, partecipative e deliberative secondo le tecniche e le modalità della democrazia partecipativa, cui rimettere tutte le decisioni;
  3. Verifica sul campo delle possibilità di una lista unica della sinistra anticapitalistica, antiliberista, costituzionalista, espressione di una sinistra che ancora non c’è, per ridare ai cittadini la fiducia nella rappresentanza e nella cittadinanza attiva. Che parli, finalmente, al 50% dei cittadini che non votano più;
  4. Apertura immediata delle assemblee nei territori e ritorno a Roma, entro qualche tempo, per assumere ogni decisione insieme secondo il metodo del precedente punto 2.

   Se non ho capito male, questo è lo “spirito del Brancaccio” che Montanari nella sua grande e simpatica fantasia ha definito “autobus”. Io l’avevo definita “banco di prova” perché su quei 4 punti sopra esposti (certo non esaustivi, ma centrali) si sarebbero dovuti mettere alla prova i partiti che avevano dichiarato di aderire. È fatto di dibattiti democratici, inclusivi, partecipativi e deliberativi per decidere non quello che altri hanno già deciso, ma per decidere tutto. Anche per verificare le condizioni oggettive di una lista unica di sinistra, in mancanza delle quali non c’è il harakiri perché le soluzioni restano tutte aperte. Un banco di prova senza sconti: o i partiti si rinnovano dal profondo del loro essere, oppure dal quel banco scendono alla prima occasione.

   Seconda riflessione. L’accordo del 7 novembre scorso (che nonostante tutto ho anche difeso), in mancanza della nostra assemblea del 18 novembre nella quale avremmo dovuto decidere tutto, doveva restare semplicemente un pourparler fra persone di nostra fiducia e altri soggetti (istituzionali e partitici), ma, pur essendo uscito inopinatamente sulla stampa come un vero e proprio accordo di vertice, doveva essere subito sottoposto alla nostra assemblea del 18 novembre che, invece, viene altrettanto inopinatamente annullata. Non rinviata, bensì annullata dando a tutti l’impressione che l’autobus (resto nella metafora di Tommaso) sia stato un’illusione, sia sparito, evaporato, espugnato. Non mi dilungo su questo aspetto perché su di esso mi sono già espresso (https://alleanzapopolareperlademocraziaeluguaglianzaabruzzo.wordpress.com/2017/11/19/ripartire-si-deve-ma-con-maggiore-chiarezza/), dico semplicemente che questo atto, dopo aver seminato molto sconforto, ha anche impedito la grande occasione di prendere qualsiasi decisione. Anche quella di fare o non fare un’altra lista rispetto a quella dei partiti “discesi”. Si perché MDP, SI e Possibile, dall’autobus (o banco di prova) sono scesi alla prima occasione.

   Altra riflessione. Come si può pensare di poter “parlare” ai vertici dei partiti “discesi”? Anna e Tommaso formulano una proposta duplice ai vertici dei partiti che non sono più dentro questo autobus perché si sono seduti (non tutti, ma lo vedremo fra poco) al tavolo delle trattative per una lista fuori dallo spirito del Brancaccio. Proviamo a rivederla. Essa è esposta in due soluzioni: la prima prevede di arrivare al 3 dicembre con “un percorso di elezione di delegati che non preveda membri di diritto, né liste bloccate proposte dalle presidenze delle assemblee (e composte per quote di partito stabilite a tavolino), ma una libera competizione elettorale tra liste diverse, che rappresentino modi diversi di intendere la Sinistra, mescolando le appartenenze e mettendo al centro i progetti”. Però per fare questo serve tempo e bisogna rinviare il 3 dicembre. La seconda soluzione, che mantiene l’appuntamento del 3 dicembre, prevede la rinuncia alla nomina dei delegati e “un grande evento democratico le cui decisioni finali nessuno possa predeterminare in anticipo….migliaia di persone presenti fisicamente, e altre migliaia sulla rete, che possano votare a suffragio universale su programma, leadership, criteri delle candidature, comitati etici e di garanzia”. Poi si aggiunge (lo riassumo) che i partiti valutino e ci facciano sapere. Ma tutti sanno che nessuno avrebbe risposto! Le forze politiche che sono scese dall’autobus per andare in un’altra direzione lo hanno fatto consapevolmente perché sanno bene dove andare. Tutti, a partire dai “papaveri” della vecchia politica e dai contraddittori paladini che in passato hanno votato in Parlamento le peggiori scelte politiche antipopolari e anticostituzionali degli ultimi 10 anni, sapevano che sarebbero scesi prima o poi da questo autobus. Lo avevano già dimostrato in Sicilia. Qualcuno me ne indichi uno. Solo uno di essi che durante il viaggio sul nostro autobus (ammesso che li abbiamo visti …) abbia in certo modo mostrato “ripensamenti” sul pareggio di bilancio in Costituzione, sul Jobs act; che so, in Abruzzo sulle politiche dalfonsiane cui sono rimasti, invece, fortemente legati. Oppure ripensamenti sulle collaborazioni con il PD negli esecutivi locali da parte di quanti, almeno in facciata, sembravano viaggiatori convinti. Nulla! Nessuna “autocritica”. Come si fa a pensare che da questi vertici si possa avere risposte su due proposte per il rilancio dell’unità di sinistra per una sola lista che punti a recuperare la fiducia dei cittadini?

   Ancora. Non sembra che tutti i partiti che erano sull’autobus siano scesi. “Rifondazione comunista e altri soggetti” (Montanari, Falcone), non sono mai scesi dall’autobus. Anzi, hanno fatto ugualmente l’assemblea annullata, alla quale Anna e Tommaso avrebbero dovuto partecipare per interloquire secondo le modalità della seconda delle proposte fatte alla triade dei partiti “discesi”. Come sarebbe? Vogliamo parlare con questa triade discesa al tavolo delle trattative dei capi e non con chi invece in quell’autobus ci è restato? È un po’ strano, ma al Teatro Italia Anna e Tommaso avrebbero fatto un figurone! Sarebbe stato come dire a centinaia di giovani: cari compagni, vogliamo che questa assemblea del Teatro Italia sia, o almeno si incammini ad essere, “un grande evento democratico le cui decisioni finali nessuno possa predeterminare in anticipo….migliaia di persone presenti fisicamente, e altre migliaia sulla rete, che possano votare a suffragio universale su programma, leadership, criteri delle candidature, comitati etici e di garanzia”. Oppure, cari compagni, nulla di tutto questo: che ne dite di saltare il turno nel frattempo facciamo manutenzione a questo autobus per farlo diventare forte, bello e capiente? O anche, facciamo una lista della sinistra vera. Anti-liberista, costituzionale, per i diritti e contro l’Unione europea del grande capitale finanziario. Non fa niente se prendiamo poco, ma almeno per quel poco avremo recuperato il non voto. O altro…Al Teatro Italia c’erano quasi mille giovani autoconvocati che rappresentano lotte sociali e democratiche (particolarmente nel meridione) con cui bisognava confrontarsi. Si è perduta un’altra occasione, ma non è giusto bollarla o demonizzarla come invece si aleggia nel documento in discussione.

   Queste sono le mie riflessioni sul nuovo documento di Anna e Tommaso, senza astio e con immutata stima. A gennaio vorremmo esserci, ma consapevoli che la triade dei partiti discesi non ci sarà poiché in altro impegnata. Forse ci saranno, invece, insieme agli “altri soggetti”, tutti coloro che da questi partiti stanno uscendo per far ripartire l’autobus della democrazia.

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