Ripartire si deve! Ma con maggiore chiarezza

di Carlo Di Marco

12193564_10206592989837331_6616378028048077733_n

   Ho seguito con un po’ di distacco l’evoluzione degli eventi di questi giorni relativi al nostro movimento nato al Brancaccio lo scorso giugno, poiché l’annullamento dell’appuntamento del 18 novembre da parte di Anna e Tommaso mi ha profondamente turbato.

   Io credo nella possibilità del ricongiungimento fra partiti e società civile. Credo che questo ricongiungimento sia possibile almeno facendo riferimento a quella parte della classe politica organizzata che (pur se nominalmente) è salita sul banco di prova del Brancaccio. Ma ritengo senza esitazione che i partiti saliti su quel banco di prova siano capaci anche di scenderne, ma non potranno mai distruggere un banco di prova ormai avviato.

   Fuori di metafora e più semplicemente, se ci sono partiti che decidono di mettersi profondamente in discussione in un percorso partecipativo e deliberativo, possono anche decidere di uscirne e perpetuare l’autoreferenzialità tipica dell’odierno sistema degenere dei partiti, ma il percorso partecipativo e deliberativo rimane, non si annulla perché i partiti ne escono o tentano di annientarlo. Come dire: sarà per un’altra volta, ma il Brancaccio resta e va avanti. Forse cambia obiettivo perché una lista di sinistra unica e alternativa nei contenuti e nei metodi non è più possibile, ma va avanti.

   Non condivido che alla mancata assemblea nazionale del 18 novembre (che poi si è fatta ugualmente) ora si sostituisca quella del 3 dicembre. Anche perché fra le due soluzioni proposte da Anna e Tommaso ai partiti del 3 dicembre nessuna sarà accolta. Semmai una delle due soluzioni dovremmo sceglierla noi per il nostro percorso, non contro, ma nonostante i partiti. In altri termini, quando si indica la seconda soluzione che prevede una grande assemblea democratica “non costruendola per delegati, bensì aprendola a tutto il popolo della Sinistra, in un grande evento democratico le cui decisioni finali nessuno possa predeterminare in anticipo” mi viene spontanea la domanda, ma questa non doveva essere l’assemblea del 18 novembre che è stata annullata? Ora la proponiamo ai partiti che sono scesi dal banco di prova e attendiamo una risposta?

   Eppoi, cosa si temeva per il 18 novembre? “che i partiti non si fidano l’uno dell’altro: e tutti insieme temono che la partecipazione di cittadini non iscritti possa far perdere loro il controllo dell’assemblea” (Montanari). Ma chi ha un po’ di conoscenza dei processi deliberativi sa che i tavoli di lavoro compiono un miracolo: mettono, tutti uguali, in tavoli poco numerosi dove le manovre leaderistiche non funzionano. Vari anni fa, in un tavolo da me coordinato a Parma nell’ambito dell’esperienza di “Cambiare si può”, poco numeroso e uguale, c’erano insieme con me Guido Viale, Paolo Cacciari e Alfonso Gianni. Tre pezzi da novanta, ma nessuno di essi emerse come leader del gruppo, perché i tavoli di lavoro ben gestiti questo non lo consentono. Se poi in plenaria si riportano fedelmente i reports dei tavoli, non vedo dove siano gli spiragli perché un partito o un affabulatore insigne possano prevalere. Non eravamo attrezzati abbastanza? Che so, mancavano reporter e coordinatori, facilitatori e quant’altro? Bene l’assemblea poteva  essere rinviata. Annullarla è stato un errore. Ma ora proporla ai partiti che in modo del tutto evidente stanno uscendo dal percorso del Brancaccio aspettando “una risposta pubblica” che non arriverà è un errore in più. Invece, Tommaso ed Anna potevano andare al Teatro Italia per ripartire insieme a centinaia di giovani che sono un patrimonio inestimabile.

   Avevo difeso (nei contenuti, non nel metodo), come tutti sanno, il documento del 7 novembre e invitavo a non vederci dietro macchinazioni inesistenti, ma aspettavo l’assemblea del 18 che è stata annullata. E purtroppo dubbi sono venuti anche a me accompagnati da una caduta verticale dell’ottimismo.

   Su quali basi è ora possibile ripartire? Dai 10 punti. Da sviluppare completare e discutere in una grande assemblea nazionale organizzata e strutturata con metodo democratico secondo tecniche deliberative come nei suggerimenti delle nostre linee guida. In Abruzzo andiamo a una assemblea regionale al più presto. Chi la convoca? Chi si trova ancora sul banco di prova del Brancaccio. Dobbiamo cambiare nome? Non lo so. Fate delle proposte, perché in tal caso dovremo ri-denominare il gruppo w.app e il blog da cui sto scrivendo questo articolo.

   Chiudo ringraziando tutti i compagni che si sono impegnati e spero che vorranno ripartire. Ringrazio Anna Falcone e Tommaso Montanari per essersi messi in gioco per aprire questa bellissima esperienza di democrazia che però deve proseguire nella chiarezza e mi auguro che saranno ancora con noi. Ringrazio Daniele Licheri che con me ha lavorato alacremente per far decollare questa esperienza in Abruzzo. Non so quali saranno gli sviluppi futuri, ma lo ringrazio per tutto quello che ha fatto e che farà, se con il suo partito deciderà di non scendere da questo banco di prova. Non ringrazio MDP, che per via della sua assenza costante nel percorso abruzzese ha dimostrato di prediligere alleanze con settori del PD e, in Abruzzo, con il Governo regionale di D’Alfonso.

   Buona democrazia

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...