IL CORAGGIO DI SOGNARE UN MONDO MIGLIORE CON LA LOTTA

di Alessio Di Florio

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    “C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza” cantava Giorgio Gaber. E la strada, carissime compagne e cari compagni, è l’unica salvezza possibile anche per noi. Chi osserva quel che sta succedendo in Sicilia o a livello nazionale, un giovane che vorrebbe fare militanza, una persona che vorrebbe votare a sinistra, chiunque sente sulle spalle la necessità di lottare per migliorare questo mondo, per combattere l’ingiustizia e l’emarginazione capitalista, vede tutt’altro. Sempre più appare tutta una questione di segreterie, palazzi, scuderie. L’anno scorso mi son permesso di inviare una nota ad alcune compagne e compagni, chiedendo provocatoriamente “Dovremmo gridare sempre più e invece si appare afoni. Perché?”. Attorno a noi le ingiustizie del capitale, la disumana brutalità delle classi dirigenti, il loro sovversivismo, l’aumento dirompente di emarginati, sofferenti, deboli, impoveriti, disoccupati, malati abbandonati, aumentano sempre più. E la “politica” è sempre più egemonizzata da chi agita l’odio sociale tra le classi degli ultimi e dei penultimi, incanalando la rabbia sociale lontana dal “padrone”, e la “lotta di classe dall’alto”. Si oscilla drammaticamente tra il nazionalismo patriottico più osceno e il capitalismo più spietato. Nell’estate in cui la barbarie è stata protagonista, in cui si è perseguitata la solidarietà e l’umanità, si sono anche sdoganate le mafie. Sono mesi che va avanti una campagna stampa e politica che sta di fatto “normalizzando” le mafie, sta facendo passare il concetto che i politici condannati per mafia sono perseguitati, che le mafie ormai non sono un pericolo(in entrambi in prima fila col suo quotidiano Piero Sansonetti…), che la corruzione c’è ma non è un gran problema, si può sopportare. Ma la realtà è un’altra, la realtà è che oggi le mafie s’insinuano e manovrano ovunque. Le moderne mafie muovono i fili di grandi imprese e pubbliche amministrazioni, decidono le sorti di interi territori (un esempio su tutti, Mammasantissima sul dominio massomafioso in Calabria, sarà un caso che una delle più grandi campagne “innocentiste” si schiera con uno dei capisaldi dell’organizzazione colpita in quest’inchiesta?). Usando un termine apparentemente antico ma, in realtà, mai attuale come ora le mafie sono tra le punte di diamante del “sovversivismo delle classi dirigenti”, del sovversivismo del Capitale.

    Si vuol far credere che si deve esaltare Marchionne e detestare il poveraccio che cerca di sopravvivere ai margini delle strade. Quegli impoveriti, quegli emarginati, quei lavoratori rimasti senza lavoro, quei malati a cui i diritti son negati sempre più, quelle migliaia di persone assassinate dal capitalismo criminale delle “terre dei fuochi”, quei popoli sotto il tallone di oppressione, militarismo, guerre e terrorismi, il malessere di coloro che subiscono ingiustizie, l’ipersfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori nelle fabbriche, nei magazzini e nei campi, il massacro dei palestinesi a Gaza, la resistenza kurda che continua ad illuminare il cammino degli oppressi e dei ribelli (una bellissima parola che si sente pronunciare e praticare sempre, ma se non siamo ribelli, irregolari, non siamo …), la narcoprovincia dell’Impero che è ormai l’Afghanistan, ci chiamano e pretendono di essere la priorità, l’unica vera nostra priorità su tutto e tutti.

    La strada chiama, la strada è l’unica salvezza. E allora, ed è anche la proposta che Sinistra Anticapitalista rivolge e rivolgerà a chiunque voglia costruire una sinistra di classe, una sinistra che restituisca voce e cammini con chi non ha voce e si sente abbandonato, che cammini con gli ultimi, con gli impoveriti, gli oppressi, le vittime di ogni ingiustizia, gli indifesi, si riparta solo e soltanto dalla lotta, da una politica che guardi verso di loro e con loro cammini, combatti, spera. Che restituisce una visione di mondo, che ha il coraggio di sognarlo un mondo migliore, denunciando e lottando. Tutto il resto verrà da solo … perché quando non si perde tempo tra segreterie e palazzi, assemblee blindate e soliti riti stantii, le risposte verranno da sole. E anche quando le intenzioni sono le migliori possibili, non si può neanche per un secondo anche solo apparire di segreteria e di palazzo. Perché comunque si è fallito. Quando si denunciano le guerre e l’aumento delle spese militari non c’è bisogno di porsi domande su certi personaggi in cerca d’autore, quando si lotta accanto ai precari c’è poco da aggiungere su chi ha votato e portato in Italia il precariato più selvaggio, quando si cammina accanto ai popoli oppressi e agli impoveriti di ogni latitudine, quando rivediamo Napoli e Genova 2001, quando ricordiamo chi rappresentò il governo italiano a Seattle nel 1999, chi tradì Ocalan, chi si schierò con le guerre (e partecipò ai tanti aumenti delle spese militari) mentre si tagliavano pensioni, ospedali e tanto altro, non c’è altro da aggiungere. La strada chiama, gli impoveriti, gli ultimi, gli emarginati, l’umanità immersa in tutti i sotterranei della Storia, le vittime delle ingiustizie grandi e piccole quotidiane, chi resiste ai feudalismi clientelari e mafiosi moderni e agli imperialismi di ogni latitudine, indicano l’unica rotta possibile. E in conclusione non posso permettermi di omettere quanto sta succedendo in Abruzzo in queste settimane: la Regione che continua a spendere soldi a pacchi per il project financing di Maltauro, che li trova prima di subito per ponti sul mare e rimboschimenti di aree incendiate che non dovrebbero neanche essere ipotizzati, continua a perseguire tagli di ospedali, siamo arrivati persino ai pronto soccorso con colonnina telefonica (tipo SOS autostradali …) e non trova ancora soldi per malattie gravi, autistici, disabili, ipovedenti e ipoudenti. Qua non si garantisce il diritto allo studio, si mandano alunni nelle classi di scuole in larghissima maggioranza pericolose per terremoti e l’assistenza scolastica (sia in aula che nel trasporto) per alcuni non è partita e per chi è partita non appare possibile portarla fino alla fine.

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