Contro il capitalismo ma obbedienti ai grandi capitalisti

di Tommaso Palermo

tommaso

   Tra le questioni sollevate nell’assemblea cittadina del 13 settembre a Pescara c’è stata anche quella della comunicazione. Dobbiamo imparare a comunicare in modo efficace, s’è detto, per farlo possono essere utili anche i social-network, però attenzione, forse gli strumenti non sono tutti uguali.

   Il blog su cui mi state leggendo è collocato su WordPress, un servizio privato ma aperto, chiunque può leggere senza obbligo di registrarsi, senza schedatura, la stessa cosa si può fare coi servizi di Google, (blogspot o YouTube) normalmente visibili a tutti. La piattaforma è privata, ma la visibilità è pubblica. Facebook è  diverso, è un labirinto chiuso. La sua visibilità è variabile, talvolta imprevedibile, i suoi meccanismi di censura sono oscuri. Quasi tutti i contenuti sono riservati ai soli utenti iscritti. Maria Teresa Antonarelli, ha postato su Facebook il video dell’assemblea di Pescara e dobbiamo ringraziarla, ci ha fornito un servizio e spero che il video abbia la più ampia diffusione,  però io non posso vedere quel video perché non sono un cliente di Facebook. Chi rifiuta di sottoporsi alla schedatura del signor Zuckemberg non vedrà niente, perché il padrone non vuole. Chi pubblica cose che non piacciono al padrone viene oscurato. Com’è buono lei, direbbe Fantozzi.

   Non sto dicendo che dobbiamo rinunciare a Facebook solo perché c’è un padrone poco simpatico, so bene che in quel lager virtuale c’è tanta gente a cui sarà necessario poter parlare, però non facciamone il nostro canale privilegiato. I nostri video mettiamoli anche su YouTube o su Vimeo  e cerchiamo di portare anche gli altri a discutere in uno spazio più libero.

   Per i sistemi di comunicazione interna, riservati ai soli addetti ai lavori, queste indicazioni sono ancora più importanti. Se sarà necessario attivare strumenti con accesso controllato, diamo sempre la preferenza a quelli che non ci costringono a registrarci tutti nel medesimo schedario (Google ce lo consente; Facebook e Whatsapp non ce lo consentono). Tra visibilità pubblica e visibilità privata io vedo una certa differenza. So che alcuni compagni la ritengono una differenza trascurabile. Qualcuno mi ha detto che su internet è tutto privato, questa è la minestra, quindi inutile protestare. Beh, non mi sembra un buon punto di partenza per un movimento che si dice di sinistra. Secondo me la sinistra si contraddice quando si mette al servizio dei grandi capitalisti lasciandosi convincere che non c’è altra possibilità. Al contrario io credo che non è di sinistra chi non dà la preferenza ai sistemi aperti, a quelli che non impongono la schedatura, alle forme di comunicazione libera (creative commons e copyleft), ai software open-source, ecc.

   Troverò molte resistenze, lo so, perché la minestra già pronta è molto comoda e i mercanti sono molto bravi a somministrarci le loro belle minestre saporite, ce le presentano come se fossero gratuite, ma certo, basta fare l’account e farsi docilmente ingabbiare dentro le profilazioni, i tracciamenti, le pubblicità mirate, le bacheche accattivanti dove i messaggi vengono gestiti  da algoritmi segreti che magari ci lasciano anche credere che tutto quello che ciascuno scrive su Facebook lo vedranno tutti gli “amici”. Su un sito specializzato ho letto che i messaggi inseriti in una pagina FB vengono visualizzati mediamente dal 6% degli iscritti a quella pagina. No, Facebook non è Wikileaks, non sono uguali e non perseguono lo stesso obiettivo.

   Se questo tema potrà trovare qualche consenso mi azzarderò a fare anche un’altra proposta per la nascente Alleanza Popolare: promuovere e valorizzare i “beni comuni” anche in internet.

   Per beni comuni intento “le strade”. Nella rete ci possono stare tutti i siti privati che si voglia, tutti i commerci e tutti i servizi (aperti o chiusi) che si voglia, ma la rete deve restare liberamente accessibile a tutti (Rodotà ne aveva fatto un principio che voleva inserire nell’art.21 della Costituzione) e sulla rete devono esserci “strade” pubbliche senza pedaggio e senza schedatura.

   Può sembrare un’utopia visto che ormai abbiamo privatizzato le Poste, le Ferrovie, le Autostrade, le linee telefoniche, ecc. Il pubblico sta scomparendo anche dal mondo reale, compreso l’acqua e le spiagge. Ma io vorrei poter sognare un servizio di poste pubbliche che  diventa anche internet provider e offre a tutti una casella mail gratuita o una pec gratuita o una connessione minima gratuita con cui anche il più povero dei disoccupati possa inviare o ricevere una e-mail, possa guardare un sito o leggere un blog. Mi piacerebbe anche sostenere l’idea di Milena Gabanelli che vuole un portale di informazione RAI. E un social network pubblico credete che sia davvero impossibile? Sto sognando troppo? Vogliamo buttare a mare le proposte di Rodotà e della Gabanelli e le sfide di Julian Assange per restare tutti chiusi dentro le rassicuranti paginette azzurre di Zuckemberg o siamo davvero di sinistra?

   Una volta a sinistra c’erano i comunisti che volevano eliminare tutti i capitalisti o espropriarli dei loro averi. No, non sono un vetero-comunista e non chiedo niente del genere. Libertà per i capitalisti, ma prendiamoci anche noi la nostra libertà, non mettiamoci tutti al seguito del più grosso e prepotente. Facebook non è neanche una multinazionale perché non ha alcuna sede in Italia, evade le tasse ed evade anche le responsabilità.

   Scrivo queste note con grande amarezza perché non ci sono soltanto gli amici abruzzesi che ritengono insostituibili le paginette azzurre, ma anche Laura Boldrini (era di sinistra o sbaglio?) che qualche mese fa lamentava gli attacchi  personali subiti attraverso quel social-network americano, lo stesso che censurava le foto di madri che allattano i figli e non ha mai censurato le istigazioni all’odio e alla violenza da parte dei gruppi nazi-fascisti, ora è proprio la Boldrini che  si rivolge a Facebook insieme a Google e Rai (quelli che stanno cacciando la Gabanelli) e perfino a Confindustria (quelli della truffa Sole24Ore) per portare l’educazione civica digitale nelle scuole. Li vogliamo mettere perfino in cattedra nelle scuole statali pagate da noi!

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/03/facebook-boldrini-basta-con-fascismo-e-odio-sui-social-zuckerberg-dica-da-che-parte-sta/3494791/

 http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/09/14/boldrini-bene-via-a-educazione-digitale_f1eb72c2-81aa-4158-990c-f97126f1deaf.html

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One thought on “Contro il capitalismo ma obbedienti ai grandi capitalisti”

  1. Non abbiamo modificato il titolo dato dall’autore. Non lo avremmo fatto mai! Ma dobbiamo puntualizzare che nessuno di noi combatte il capitalismo per esserne asservito. E’ un titolo provocatorio che, se rivolto al Movimento cui l’Autore aderisce, rifiutiamo con un po’ di sdegno. Se l’Autore ha da farci delle proposte come si evince in parte dall’articolo, può mettersi in movimento. Gli suggeriamo di dare vita e coordinare un tavolo di lavoro regionale sulla comunicazione per il movimento di Alleanza Popolare per la democrazia e l’eguaglianza visto che ne ha le competenze. Pubblicheremo tutti gli atti del tavolo di lavoro da lui coordinato come di tutti.

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