Partiti e Brancaccio; partiti del Brancaccio. Novità dialettica in un percorso difficile per fortuna in itinere

di Carlo Di Marco

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   Il fenomeno era iniziato solo qualche anno fa con l’esperienza di “Alba” e con quella successiva di “Cambiare si può”. Ho già trattato l’argomento in sede di ricerca negli appuntamenti che nella mia Facoltà abbiamo sviluppato proprio in quel periodo (che naturalmente continuano), ma non ho mancato di riferirmi ad esso anche nei miei precedenti interventi in questo blog. Per la prima volta, in concreto, si tenta di coniugare esperienze appartenenti allo stesso genere ma di diversa specie. Il genere è la partecipazione democratica e popolare, diritto fondamentale e incomprimibile che caratterizza la democrazia costituzionale; la specie è l’esperienza partitica che il costituzionalismo pone come principale strumento del primo. Dico subito (anzi ripeto): per fortuna che questo fenomeno c’è. Se non ci fosse, per la democrazia costituzionale la vedrei davvero persa.

   Il fenomeno esiste poiché sia con Alba che con Cambiare si può (oggi con il Brancaccio) alcuni partiti – sia pur affrontando contraddizioni dovute a malesseri, personalismi e autoreferenzialità interni ed esterni, legati al consolidamento della degenerazione del sistema partitico – aderiscono a questi movimenti. In sé, questo è un fatto importantissimo per due motivi: a) i partiti che aderiscono sono la parte migliore di quel sistema; b) se aderiscono vogliono rimettersi in discussione. Certo, poi c’è fra essi chi aderisce solo a parole, chi aderisce in una percentuale minima, chi invece è più presente e chi lo è anche di più. Però il fenomeno esiste e questo deve destare ottimismo poiché se i partiti aprono un percorso di rinnovamento la democrazia costituzionale ha ancora un futuro (questo ci distingue nettamente dal M5S che, pur essendo un partito pretende di buttare a mare il sistema dei partiti).

   Altra considerazione. Al Brancaccio ci siamo detti con chiarezza, e resta l’obiettivo fondamentale, puntiamo al recupero del “non voto”! che detta così sembra un altro slogan, invece (lo abbiamo approfondito) è un salto in avanti anche rispetto all’esperienza di “Cambiare si può”: si punta molto in alto. Si vuole recuperare la fiducia dei cittadini nella politica che deve tornare nelle loro mani (questo è necessaria premessa del recupero del non voto). I cittadini hanno dimostrato di saperlo fare il 4 dicembre e dunque dobbiamo ripartire da quel risultato. Però, proprio perché è un salto in avanti di una certa entità, non si può cadere nell’errore di farci condizionare dalle scadenze elettorali poiché spostare voti non è la stessa cosa che recuperare il non voto. O almeno le due cose non possono più essere slegate, né la prima non può più prevalere sulla seconda (anche questo ci distingue dal M5S e da quasi tutti i partiti per i quali basta spostare voti).

   Veniamo ora ad alcuni fatti che mi hanno indotto a queste riflessioni di oggi: le manovre siciliane in vista del voto del 4 novembre. Non entro nel merito della candidatura di Fava cui si sono allineati previo accordo alcuni partiti che aderiscono al Brancaccio. Né le mie osservazioni vogliono essere “di rimprovero”, ma, a torto o a ragione, in Sicilia l’imminenza delle elezioni regionali hanno fatto saltare i propositi che animano i partiti quando aderiscono ai movimenti partecipativi. Era già successo con Cambiare si può a livello nazionale, è successo di nuovo in Sicilia.

   Non si può negare, tuttavia, che in questo déjà vu ci sia qualcosa di nuovo e, in sé, in parte positivo (salvo verifiche…): Navarra sarebbe stato scelto previo procedimento partecipativo e a favore dell’accordo pro-Fava ci sarebbe stata una consultazione (successiva) dentro a uno dei partiti del Brancaccio. Non uso il condizionale perché non ci credo: non lavorerei con questi partiti se non mi fidassi di loro (ripeto, la parte migliore dell’attuale sistema dei partiti). Il problema che mi pongo da esperto della materia è se questi procedimenti partecipativi e consultivi siano stati o meno veramente democratici. Se abbiano veramente, in altri termini, valorizzato il ruolo attivo propositivo e di controllo del Sovrano oppure se, per mille motivi, non siano un po’ ricaduti (anche inconsapevolmente, perché no?) nella categoria delle finte primarie che caratterizza tanto il renzismo. Non ho i reports né del procedimento Navarra, né della consultazione pro-Fava (anche se su quest’ultima ritengo inutile e persino dannosa una consultazione successiva a una decisione già presa), per cui il condizionale mi pare d’obbligo.

   Forse l’accordo siciliano (che a me non piace anche per vari altri motivi) era inevitabile per restare “della partita”, o perché si facesse una sola lista anti-PD (alcune dichiarazioni di Fava vanno in senso diverso..) tenuto conto dell’imminenza delle elezioni etc.., ma c’è un difetto di fondo, credo, inconfutabile: affinché i cittadini possano tornare a sentirsi protagonisti e decisori sovrani per poter tornare alle urne devono vedere dal nostro movimento e dai partiti che vi aderiscono, a livello nazionale e locale, atti e fatti di grande discontinuità nei contenuti e nei metodi che, in tutta onestà, nell’accordo siciliano non ho trovato.

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