TENIAMO ALTO LO SPIRITO DEL BRANCACCIO. In vista dell’incontro con Anna Falcone il 13 settembre a Pescara

di Carlo Di Marco

CARLO

    Nei giorni scorsi e in quelli che corrono, si impongono all’attenzione pubblica questioni di particolare rilevanza che impattano sulla nuova esperienza che dal Brancaccio si sta cercando di far progredire in Italia e in Abruzzo: tentare il recupero di quella grandissima percentuale di cittadini che ha rinunciato alla partecipazione attiva, al protagonismo e al voto in una posizione di rottura con la finta democrazia.

    Sappiamo perfettamente – ne abbiamo parlato tante volte e pertanto su questo non mi dilungo – che il nostro obiettivo è difficilissimo poiché se quasi il 50% degli elettori oggi si trova nel torpore apatico della rinuncia ciò è dovuto alla degenerazione dei partiti, all’imporsi del leaderismo, dell’oligarchismo e del verticismo che hanno alimentato un neo-liberismo sfrenato e purtroppo vincente. E siamo persuasi, peraltro, che la graduale riconquista di quei cittadini alla cittadinanza attiva, partecipativa e di lotta (anche elettorale), è possibile solo se si offrono da subito evidenti, persuasivi e fortissimi segnali di discontinuità con il passato sistema dei partiti (ancora purtroppo vigente).

    Mi limito a due questioni:

  1. la criminalizzazione delle Organizzazioni Non Governative come pretesto per poterci almeno “girare dall’altra parte” di fronte alla tragedia di proporzioni bibliche dei profughi, poveri e ridotti in fin di vita, oppressi e resi schiavi provenienti dall’Africa e diretti verso l’Europa. E per diminuire vigliaccamente il flusso dei migranti. Un’operazione infame montata da questo Governo, certamente da questo utilizzata con l’emanazione del famigerato codice Minniti che impone la presenza militare sulle navi ONG. Votato anche da altri politici non appartenenti alla maggioranza di Governo;
  2. l’apertura delle operazioni tipiche della vecchia politica per le candidature da avanzare il Sicilia per il 4 novembre 2017 giorno delle votazioni regionali.

    Con riferimento alla prima questione, ciò che mi sconvolge fino al più profondo della coscienza di uomo cresciuto nei valori costituzionali ed etici dell’eguaglianza e della solidarietà umana (consonanti con la mia formazione marxista), è la criminalizzazione delle ONG. Ha ragione la Boldrini: si spara sulla croce rossa. Si aggredisce chi salva decine di migliaia di vite umane, così i disperati (fuggono dalla barbarie più atroce della storia) non si imbarcano per niente. O se ne imbarcano di meno. Come se questa fosse una vittoria e non, invece, il voltare la faccia da un’altra parte e fingere di non vedere i risultati infernali del selvaggio sviluppo capitalistico occidentale. Si è trattato di una disumana operazione del Governo Gentiloni, degno erede del renzismo anti-costituzionale, con la complicità colpevole di chi ha votato o si è astenuto pur non appartenente alla maggioranza. Un governo del PD. Un partito di centro-destra subdolo, che ha l’ardire di definirsi di sinistra. Soggetto a continue emorragie interne dovute a ripensamenti vari che però non sempre puntano al nuovo nel sistema partitico odierno.

   Quanto alla seconda questione, mi limito a segnale il balletto delle trattative verticistiche fra segretari e segreterie di partiti per individuare i candidati di destra, centro, sinistra finta e quella, per così dire, più “credibile”. Ma il balletto è identico! Con tutto il rispetto per alcuni partiti che vi partecipano pur positivamente coinvolti nella nuova esperienza proveniente dal Brancaccio, si tratta di trattative verticistiche. Svolte nell’ambito delle segreterie e operate dai capi.

    Certo la nostra esperienza è solo iniziata e forse in Sicilia, per certi versi, invertire la piramide potrebbe non essere ancora possibile – come d’altronde, credo, nelle altre Regioni – poiché il cambiamento è sempre un percorso per gradi, certo non breve (“cambiare si può” docet…), e il rispetto sopra dichiarato è dovuto, ma non posso lasciarmi sfuggire l’occasione per ribadire che il cammino tracciato al Brancaccio è tutt’altra cosa! E dalla Sicilia pre-elettorale, al momento, non viene alcun segnale di forte discontinuità foriero di un processo di recupero della grande massa di cittadini sfiduciati. Forse al momento è inevitabile, ma è così.

   Dal Brancaccio viene un orientamento al metodo democratico, alla democrazia partecipativa e alle pratiche deliberative. Quelle che in Abruzzo abbiamo disegnato in alcune linee guida condivise già dalla prima assemblea dei firmatari dell’appello. Il nostro cammino è agli inizi, ma in Abruzzo e in tutto il territorio nazionale verrà presto il momento che ci vedrà impegnati a costruire strutture organizzative e individuare candidati per l’organizzazione e per le cariche pubbliche. Bene, nulla potrà essere trattato e deciso da “capi”. Tutto dovrà essere il frutto del dibattito, della discussione collegiale, del protagonismo delle basi assembleari e dell’inclusione. Tutti dobbiamo dare il nostro contributo costruttivo in questo senso, senza aspettare “chiamate” improbabili o “investiture” d’ogni genere.

    Il Decreto Minniti – per tornare al primo punto – non è certo il solo atto di potere che caratterizza l’inclinazione neo-liberista del renzismo, ma di questo è l’ultimo infame capitolo. Orbene, io non credo che con questo partito dal volto disumano si possa governare alcunché! Il soggetto politico nuovo auspicato a partire dal Brancaccio deve mostrare sin da subito (anche se questioni relative all’organizzazione sono ancora lontane) segni di autentica rottura con il passato degli accordi ad ogni costo. Con il partito di Renzi, Gentiloni, Minniti (e chi li affianca) non credo che il Brancaccio abbia nulla in comune.

    Nulla può unirci a chi non ascolta il grido disperato di grandi moltitudini di profughi, perché inevitabilmente la legislazione nazionale si ripercuote in mille modi su tutti i livelli territoriali di governo.

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