A QUARANTACINQUE (anni) SI PUO’.

A QUARANTACINQUE (anni) SI PUO’.

Riflessioni a caldo sull’assemblea del 18 giugno al Brancaccio.

di Rita De Petra

Anna Falcone, giurista, neomamma e vicepresidente dei Comitati per il NO e Tomaso Montanari, storico dell’arte (nel nostro cuore per la ineguagliabile lettura di Caravaggio e del suo tempo), presidente di Libertà e Giustizia, molto attivo nella campagna del NO, entrambi nati nel ’71, con l’età giusta per aver acquisito una formidabile preparazione professionale e culturale da spendere al servizio della collettività, sono riusciti a fare un piccolo miracolo: ridare speranza al popolo della sinistra.

Il 18 giugno, al Brancaccio, c’eravamo proprio tutti per partecipare all’Assemblea Nazionale per la Democrazia e l’Uguaglianza. Molti sono rimasti fuori; 40 mila le connessioni in diretta.

Dopo il 4 dicembre, all’interno dei Comitati si è discusso parecchio sul da farsi:a) costituirsi in partito non era proponibile dal momento che tutta la sinistra con cui si era lavorato guardava ai propri “problemi” interni, con l’eccezione di Rifondazione; b) continuare a lavorare tutti uniti, come nella campagna referendaria è parsa a molti di noi la soluzione migliore, ma ha prodotto una progressiva “disaffezione”. Gli obiettivi che ci si era posti, nobili in sé, 1) attuare la Carta; 2) ripartire dai territori; non esercitavano, ovviamente, la stessa attrattiva della difesa della Costituzione; nemmeno il grave problema della legge elettorale ci ha galvanizzati.

Così siamo riusciti a disperdere l’immenso patrimonio del 4 dicembre.

Molte cose si sono mosse in questi mesi e molte cose sono cambiate; anche se il mondo politico si acceca per non vedere e continuare a riproporre vecchie formule e vecchie alleanze, come se il 4 dicembre non ci fosse mai stato. Ma il 4 dicembre c’è stato, diciamolo!

Ora con il 18 giugno, al Brancaccio si apre un capitolo nuovo: ripartiamo dalla consapevolezza che noi abbiamo bisogno di una vera sinistra; questo paese ha bisogno di una sinistra vera, anche se nessuno ha in tasca la ricetta giusta. Mi sono a lungo interrogata su quelli che dovrebbero essere i pilastri su cui edificare una sinistra che possa unire tutti e non ci porti nuove delusioni; una sinistra in cui tutti possano essere protagonisti, ed ho individuato i punti seguenti , che utilizzerò come rosa dei venti per leggere anche l’evento del Brancaccio e non soggetti a mediazione.

  1. Mettere al centro di ogni azione e intento politico l’uomo, non solo come soggetto di diritti e di bisogni che vanno soddisfatti, ma anche come portatore di esigenze umane da realizzare;
  2. La soddisfazione dei bisogni esige un’equa distribuzione delle risorse e quindi una lotta al neoliberismo sfrenato che caratterizza i nostri tempi;
  3. La realizzazione delle esigenze vuole l’uguaglianza, formale e sostanziale di tutti coniugata con la libertà ; uguaglianza e libertà non più in antitesi ma che necessitano l’una dell’altra, coniugando in fine individuo e collettività;
  4. E tutto ciò è possibile solo in un mondo di pace e in un paese effettivamente democratico e con uno Stato laico, aconfessionale e aideologico;
  5. Tutto ciò richiede un metodo di democrazia dal basso, che permetta un’effettiva partecipazione e controllo, un metodo che sappia rispondere a quelle che è oggi la democraticità, che deve innanzitutto essere accettazione della diversità e del conflitto. ( chi infatti ci garantisce che questo nuovo soggetto politico non mandi, un domani, i poliziotti a malmenare quelli che mettano in atto comportamenti che noi non condividiamo? Anche se ormai molti sembrano assuefatti a scene che vanno dal G8, a interventi polizieschi del governo Renzi, ai fatti di Torino).

Riassumendo: non sono contrattabili 1) la laicità, 2) il metodo democratico, 3) la Costituzione, 4) equità distributiva. Contenuti, metodo e valori di riferimento.

Mi è parso dunque fondamentale che Montanari abbia impostato la sua relazione sull’art. 3 e non riesco proprio a dare una giusta collocazione ai riferimenti al papa e alla religione suoi e della Falcone, convinta che anche un credente possa vivere correttamente le proprie convinzioni nel privato senza per questo imporle a tutti, come invece non accade per i politici che rivestono una qualche responsabilità quando fanno proclami religiosi. A questo punto mi chiedo: può nascere una sinistra vera che faccia riferimento al papa? Anzi che ce lo proponga come leader? Come accade spesso per questo papa, del cui operato non voglio entrare nel merito e dico solo che mi sembra guidato da un buon spin doctor.

Una sinistra, se volete la chiameremo sociale, che potrà nascere deposte le asce di guerra, partendo dal basso e chiedendo che “i politici facciano un passo indietro, perché tutti possiamo farne uno avanti”. Mi piace questo slogan, come l’altro: “da leader senza popolo a un popolo senza leader”. Concordo pienamente con i contenuti enunciati nella relazione di Tomaso Montanari e, in linea di massima con quelli snocciolati nei vari interventi, pur dovendo rilevare che tutti partivano da un esame negativo della situazione, nazionale e europea, con poco spazio alla speranza. Qualcuno sostiene che solo i sogni, la capacità di immaginare e l’utopia ci porteranno fuori dal tunnel. Devo rilevare inoltre che dell’Europa e della situazione internazionale, guerre comprese, si è trattato poco.

Sono tuttavia convinta della giustezza di quanto affermato da Tommaso Montanari, che vada ricostruito uno Stato sociale che parta dalle problematiche di chi che sta più in basso,di questo nuovo quarto stato composto da quelli che a 50anni hanno perso il lavoro, perché fabbriche che lo stato ha foraggiato per decenni senza alcuna contropartita, ora delocalizzano; da 2/3 generazioni di giovani che un lavoro non hanno nemmeno la speranza di trovarlo se non recuperando la valigia di cartone dei nonni; da pensionati sempre più impoveriti; da donne che possono vantare una preparazione di livello superiore ma che vengono sempre più emarginate ed espulse dal mondo del lavoro e spesso costrette ad accontentarsi dei call center, quei pochi che ancora sono rimasti in Italia.

Bisogna riconoscere che il compito dei promotori di questa giornata, da cui non si potrà prescindere d’ora in poi, era arduo: rappresentare , in 5/6 ore e in poco più di una trentina di interventi il mondo variegato e frastagliatissimo di comitati, associazioni, partiti, ecc. e farne una sintesi politica , chiara, rispondente e accettabile e dobbiamo dare atto che ci sono, grosso modo riusciti. Sottolineiamo però che, a parte il CETA, non si è parlato della situazione internazionale e si è appena sfiorata l’UE, rimandando a settembre, dopo le assemblee locali, il discorso sul metodo.

Assolutamente d’accordo sulla necessità di una ridistribuzione della ricchezza, tanto che se avessi anch’io a disposizione un qualche pensiero religioso, mi immaginerei la favola di Adamo ed Eva, cacciati dal paradiso terrestre mentre li insegue la voce di un dio irato, che li condanna a moltiplicarsi ( condanna per il pianeta, beninteso!) e che tuona alla donna: partorirai con gran dolore! Perché i tuoi figli saranno schiavi per sempre, condannati anche a combattere guerre che daranno a pochi dominio e ricchezza.

E all’uomo: lavorerai con gran sudore perché altri, pochi, pochissimi, godranno del frutto del tuo lavoro e accumuleranno ricchezze tali che varie generazioni non potranno dissipare ma che servono a impedire che tu e i tuoi figli e altri come te possiate vivere con dignità la vostra vita e realizzare i vostri sogni e le vostre aspirazioni. Ma non credo alle favole né a quelle della bibbia né a quella di preti rivoluzionari e ritengo che non possa nascere una vera sinistra che non abbia al proprio centro il pilastro inderogabile della laicità dello Stato, non solo affermata ma praticata. Non è più accettabile che un’ideologia religiosa condizioni pesantemente le leggi di questo Stato, svuotando di contenuto leggi come quella sull’aborto con l’obiezione dei medici antiabortisti e carrieristi, sul fine vita, su cui non si riesce a legiferare, sul divorzio che ci costò una lunga dura battaglia, sulla pillola antifecondativa come sulla legge sulla fecondazione assistita. Così veti sono stati posti alla ricerca e alla sanità pubbliche e privilegi sono stati dati alla scuola privata cattolica, solo per ricordare alcuni dati a Montanari, che nella sua bella diatriba ha fatto benissimo ad elencare i danni operati dai governi cosiddetti di sinistra ma ha dimenticato la pesante ipoteca esercitata dalla chiesa cattolica.

Avendo io personalmente coltivato altro pensiero ed altra cultura penso che non ci sia nulla di male, lungi da me qualsiasi idea di voler abolire la proprietà privata, nel ritenere marxianamente, che le ricchezze prodotte dal lavoro debbano appartenere prioritariamente a chi le produce in vario modo e sono quindi ben felice che si torni a parlare di “progressività fiscale” dopo le spoliazioni di cui siamo stati tutti più o meno vittime, in basso.

Possiamo dunque partire con un’agenda politica basata su contenuti condivisi. Restano però perplessità che attengono i fondamenti:

  1. Il metodo
  2. La rappresentanza

Cito, da un libro seriamente divertente1 : “Devi ragionare su come la struttura dell’organizzazione ne determini la cultura, e non su come la cultura ne determina la struttura”, insomma il metodo viene prima ed è garanzia e sostanza. Invece nell’assemblea del 18 ci è stata data una sola indicazione: “costruire dal basso”. Si, ma come? In realtà questa del Brancaccio è stata un’assemblea solo di nome, tutto è stato orchestrato dalla Falcone e Montanari, e non poteva che essere così, si voleva dare voce a tutti, è ovvio. Ma il metodo è stato verticistico. Si ma c’era l’urgenza! Ma non si poteva proprio dare un piccolo spazio anche alla rappresentante di “JE SO PAZZ’”? (Anche se confesso che questo veterosessantottismo che deve sempre mostrare “le tue” contraddizioni e “la tua” violenza non è nelle mie corde, ma il conflitto è il sale della democrazia.). Mi chiedo: ma ci sarà mai una situazione in cui non saremo pressati dalla contingenza e dall’urgenza e potremo concederci il lusso del metodo democratico dei tempi lunghi e della pazienza?

Per cambiare metodo, mi chiedo ancora, è sufficiente una petizione di principio: niente leaderismo? E ancora, ma questo quesito è per i politici: ma quando faremo le liste, con i nomi che emergeranno dalle assemblee territoriali, voi che farete? Che significa “un passo indietro”, non candidarsi affatto, farlo nei propri partiti o nelle liste civiche? Alcuni, in modo più drastico, sostengono che se candidassimo le personalità emerse nei movimenti creeremmo nuovi leader. Illuminatemi, ma allora chi candidiamo? Visto che pretendiamo che quelli che eventualmente ci devono rappresentare devono avere sia la competenza che l’affidabilità, e tra parentesi direi anche un po’ di notorietà, visto che ci piacerebbe un risultato a due cifre.

Veniamo alla rappresentanza: i promotori hanno fatto davvero un grosso lavoro per darci una sintesi significativa di un mondo politico, culturale e associativo davvero complesso. A parte quelli stagionati, in prima fila, che se proprio ci volevano stare avrebbero dovuto sedere in piccionaia insieme a noi, i politici che hanno preso la parola erano solo 6 quanti i giuristi, per un’iniziativa che, lo ricordiamo, è figlia di una lunga battaglia dei comitati, circa 750 in tutta la penisola, che hanno condotta la lunga battaglia in difesa della Costituzione. Sei politici a testimoniare la sinistra che si è battuta per il NO.

Rimangono circa venti interventi che ci hanno dato una panoramica, seppur sommaria, del mondo dell’associazionismo, letteralmente esploso con la crisi della politica e dei partiti, che se da un lato ha determinato l’astensionismo del 50% degli aventi diritto al voto, deluso da una politica che vuole tale astensionismo e guarda con fastidio a qualsiasi forma di partecipazione popolare, dall’altro ha prodotto un proliferare di movimenti e associazioni, migliaia che testimoniano la necessità di essere in relazione e di partecipare; un mondo difficilmente rappresentabile. Facciamo un esempio a caso, l’ambientalismo, certamente ben rappresentato da Monica Di Pierri, icona dell’associazione “A Sud”, ma mi chiedo: Il mondo dell’ambientalismo è rappresentabile? Escluso quello di destra: ecofascismo, ecoterrorismo e animalismo, come tutto l’ambientalismo legalizzato e filogovernativo, vedi Legambiente, restano centinaia di associazioni, che nemmeno conosciamo ma eclatante è l’assenza di NO TRIV, soggetto in prima linea della battaglia ambientalista del 2017 e poi di quella per il NO.

Lo stesso discorso vale per l’associazionismo culturale, grande assente con la sola eccezione della LIP in prima fila contro la Buona Scuola e per la testimonianza del volontariato nei beni culturali. Ma non si può pensare che un bravo e valente giornalista possa rappresentare tutto il mondo dell’informazione, dall’editoria, alle biblioteche , alle librerie, ai poeti e agli scrittori. Una sinistra non può nascere in assenza della cultura.

Altra assenza assordante quella delle donne, in tutto 10 interventi, quindi 1/3 dei partecipanti mentre nei Comitati le donne sono state maggioritarie per la presenza e l’attivismo. Mi è sembrato corretto che le donne parlassero di tanti problemi, ma non altrettanto giusto che le problematiche femminili non venissero nemmeno sfiorate. Ovviamente non faccio un banale discorso di quote di nessun colore, che mi vedono totalmente dissenziente, le donne non hanno bisogno di essere assistite; è solo un discorso di rappresentanza e la considerazione che forse la sinistra storica ci ha fortemente delusa anche per aver lasciato il mondo femminile ai margini, dalla Resistenza a tutt’oggi.

1 Alessandro Obino: In questo mondo di Leader, come riprendersi il futuro da chi lo sta rubando, ed Castelvecchi, nov. 2016. Pag. 112

Annunci

One thought on “A QUARANTACINQUE (anni) SI PUO’.”

  1. Grazie Rita, mi rinfranchi un po’, condivido molte delle tue osservazioni. Il problema è che per molti compagni il 4 dicembre NON è accaduto niente o quasi, a partire da Giuliano Pisapia e tanti altri.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...