A PROPOSITO DEL FORUM A IL MANIFESTO. DAL BRANCACCIO UN MESSAGGIO CHE NON PUNTA ALLA MERA SPARTIZIONE DEI VOTI VALIDI RIMASTI

di Carlo Di Marco

CARLO

   Mi scuso se intervengo di nuovo prima che altri possano veder pubblicati i loro interventi in arrivo al blog (non ne sono ancora pervenuti), ma il Forum svoltosi a Il Manifesto lo scorso 6 luglio credo richieda dibattito da svolgersi non solo su Facebook in maniera molto equivoca. Invito tutti i compagni a gli amici a far pervenire il loro contributo, ma intanto esprimo le mie modeste vedute.

    Il forum in argomento ha mostrato la dimensione delle differenze esistenti nell’area “di sinistra”. Non è una definizione che amo perché è diventata poco significativa. Preferirei parlare di area “costituzionale” per indicare un recinto molto ampio che comprende anche l’insieme delle organizzazioni settoriali per l’attuazione di principi fondamentali del costituzionalismo contemporaneo come quelli sull’ambiente, lo sviluppo sostenibile, il lavoro, la scuola, i beni culturali e ambientali ecc.. Discussioni oziose sulla “sinistra” vera o falsa; del “centrosinistra” che però non sarebbe la «ripetizione di esperienze del passato», come dice D’Alema, non aiutano nessuno. Ma sorvolo! Si tratta di profili equivoci sui quali, semmai, tornerò in altra occasione.

    Fra i convenuti al forum del Manifesto, solo alcuni hanno posto l’accento sul centro vero del problema storico delle democrazie occidentali e dunque di quella italiana: la ricomposizione della sovranità popolare nei suoi due caratteristici emisferi costituzionali composti dalla rappresentanza e dalla partecipazione. Al centro del dibattito, infatti, vi è stata per lo più la preoccupazione di come presentarsi al 50% degli elettori che ancora esprimono voti validi per conquistare le “due cifre” necessarie per risorgere. Lo si è fatto discutendo inutilmente sul concetto di “sinistra”, segnalando che anche Pisapia si muove in senso alternativo al PD e converge su temi come il lavoro, l’Europa e altro. Ergo, dovremmo pensare a una lista unica di “sinistra” (ugualmente Fratoianni non è andato oltre questo) comprendendovi, evidentemente, anche queste frange che non sarebbero – dice D’Alema – una «quinta colonna della reazione in agguato». Anzi – aggiunge a mio avviso in modo piuttosto significativo, ci tornerò dopo – per fare questo dovremmo pensare a «comitati promotori ai quali partecipano le forze politiche ma anche i cittadini e le associazioni».

    Naturalmente Villone non poteva che smontare questa costruzione un po’ parossistica. Se il problema è tutto qui (fare una lista unica con Pisapia per spostare voti nell’ambito del 50% di quelli validamente espressi), a chi si tolgono i voti? Si ha di fronte uno scenario di elettori consolidati, ma sono anche i non elettori (anch’essi consolidati) che devono interessarci. Villone raccoglie (così anche Acerbo solo in parte) il vero problema storico che abbiamo evidenziato al Brancaccio e che Anna Falcone al Forum si è premurata di riproporre in tutta la sua semplicità e chiarezza. I vecchi schemi non valgono più, c’è bisogno di dare voce a chi non si esprime più. Persone, non solo sigle di partiti. C’è bisogno di un programma ambizioso su cui chiedere adesione soprattutto a chi non vota più. L’obiettivo fondamentale è proprio questo: una lista unitaria, certo, ma che punti non (o non solo) allo spostamento dei voti in quella sacca del 50% di voti validi, ma che sappia riportare al voto l’altra grande massa di elettori sovrani che non vogliono più esprimersi.

    Basta osservare la curva ascendente del non voto dal 1948 ad oggi per rendersi conto della grande difficoltà che incontra questa sfida. Nessuno si fida più dei partiti reduci delle degenerazioni del ‘900, però basterebbe fare un po’ il contrario di quello che dice D’Alema per dare un segno reale e concreto di rottura con il passato. I comitati promotori che D’alema vorrebbe aprire “anche” alla società civile, ad esempio, per una volta, se partissero invece dal Sovrano e si aprissero “anche” ai partiti politici (che in questo modo dovrebbero necessariamente ripensarsi e trasformarsi al loro interno), darebbero sul serio un grande segno di discontinuità storica avviando quel percorso di riavvicinamento dei cittadini alla politica.

    Anna, infine, riferendosi ai vecchi schemi della politica, fa espresso riferimento al metodo democratico. E le domande vengono da sé: chi la scrive questa lista? Chi decide i contenuti del programma? Come saranno svolte le assemblee popolari per la costruzione (dal popolo) di tutto questo? Chi si ostina a fare i conti delle percentuali sulle percentuali non credo che appartenga a questa partita così alta.

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One thought on “A PROPOSITO DEL FORUM A IL MANIFESTO. DAL BRANCACCIO UN MESSAGGIO CHE NON PUNTA ALLA MERA SPARTIZIONE DEI VOTI VALIDI RIMASTI”

  1. “Area Costituzionale”: è sicuramente molto meglio che sinistra o centrosinistra. Più aperto ed accogliente per qualsiasi cittadino che non ami essere iscritto all’area della sinistra, peraltro storicamente minoritaria nel paese.

    Rappresentanza e Partecipazione: è non solo doveroso, ma assolutamente opportuno e conveniente rivolgersi all’elettorato astenuto, che non spartirsi il 50% che ancora vota, se si cercano percentuali importanti, non solo la doppia cifra sufficiente a esistere, ma non al cambiamento.

    Falcone, dare voce a chi non si esprime più, riportare al voto astenuti, programma, lista unitaria: fattore determinante per riportare al voto gli astenuti è un’EVIDENTE DISCONTINUITA’ nella qualità delle Persone come nei modi di proporsi. EVIDENTE anche per un elettorato a cui il compianto prof De Mauro assegnava oltre il 75% di analfabetismo funzionale, e che l’OCSE nella stessa classifica europea, colloca al 3°ultimo posto. Pressochè ininfluente il programma che ormai tutti, anche i più distratti, hanno capito essere un manifesto elettorale da abbandonare un giorno dopo il voto. Ho dubbi anche sulla lista unitaria: se è vero che l’obiettivo non è solo la “ricostruzione della Sinistra”, ma il Cambiamento, forse lasciare quella ricostruzione a Bersani-Pisapia e orientare Falcone-Montanari verso la Discontinuità con una Lista Civica Nazionale, per aggregare più facilmente quanti non hanno più alcuna fiducia nella politica, sinistra compresa. La coalizione postelettorale avrebbe una solida maggioranza per fare riforme coerenti e non compromessi al ribasso.

    Di Marco, nessuno si fida dei partiti; associazioni che accolgano i partiti per la discontinuità: il prof Di Marco rileva come nessuno si fidi più dei partiti. Fatto certificato da lustri sia dalla DEMOS di I. Diamanti che dall’ISTAT fino ad oltre il 90%: un popolo intero, a parte famigliari e famigli della casta, un potenziale ENORME di cambiamento! Ed è dentro questi numeri che il “civismo” e la sinistra debbono cercare e cogliere i numeri necessari, non solo per una doppia cifra, ma per una mggioranza assoluta necessaria.

    Falcone, metodo democratico, chi fa le liste: del basso più infimo sta morendo la democrazia se è vero che 8 italiani su 10 preferiscono l’uomo forte, quindi le liste le faccia l’eccellenza culturale del Paese, le facciano i promotori dei Comitati del NO, Italicum e per la Democrazia Costituzionale.

    Paolo Barbieri

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