S’INIZIA UN PERCORSO COMPLETAMENTE NUOVO. COME FARE I PRIMI PASSI

di Carlo Di Marco

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     Fra le cose auspicate a chiusura della magnifica assemblea il 18 giugno al Brancaccio di Roma, fermi restando gli indirizzi contenutistici emersi dalla relazione introduttiva di Tommaso Montanari (certo da arricchire) e dal ricco dibattito sviluppatosi, Anna Falcone collocava le questioni di metodo (tutte da sviluppare poiché non esistono regole precostituite) da affrontare subito proprio all’avvio di questa nuova esperienza. Francamente ritengo, anche di fronte al balletto dei partiti, partitini e partitoni (si fa per dire..) tutti intenti a spartirsi quel 50% dei voti validi ancora disponibili, che siamo di fronte a una svolta storica poiché si delinea di nuovo (speriamo che sia la volta buona) la possibilità oggettiva di coniugare la teoria e la prassi del metodo democratico (art. 49 Cost.) con la costruzione di un soggetto politico nuovo la cui esigenza, dal Brancaccio in poi, si manifesta sempre di più. Lungi da me l’idea di ripercorrere qui le tracce del mio personale percorso culturale e scientifico, ma alla base di pochi suggerimenti che darò di seguito necessitano alcune (fugaci) considerazioni di fondo.

     Io sostengo che di fronte all’allontanamento delle prospettive costituzionaliste ispirate alla coniugazione “libertà-eguaglianza”, prevalentemente per via della degenerazione dei partiti politici, le buone pratiche inclusive partecipative, colloquiali e deliberative che si svolgono ormai da decenni in Europa (e altrove) si profilano come realtà che indicano le vie del metodo democratico. In altri termini, i processi di policy-making che si richiamano alla discussione, all’inclusione, al dialogo, alla ricerca dell’accordo fra gli interessi particolaristici altro non sono che declinazioni del principio indicato nell’art. 49 della nostra Costituzione.

     Tali processi rappresentano applicazioni viventi di quel principio, movendo dai diritti fondamentali della persona e della sua dignità. Si tratta di buone pratiche che si avvalgono di tecniche di comunicazione attuative dei diritti che il sistema dei partiti non ha saputo garantire compiutamente né dentro né fuori di essi. In tali buone pratiche, decisiva appare la forza della migliore e più convincente argomentazione, si riscopre il dialogo aristotelico che si basa sull’ascolto reciproco e sull’invio di messaggi rispettosi della personalità altrui, si ravvisa l’orientamento già presente nell’opera di illustri studiosi (Fröbel, Mill, Harendt, Habermas, Sunstein, Allegretti e altri) che unisce eguaglianza e libertà nel concetto di una sfera pubblica discorsiva. Si immagina, cioè, la formazione della volontà generale non come “costrizione” (seppur della maggioranza) sui singoli, bensì come risultante di un processo che presuppone il confronto e la decisione collegiale basata su un principio di maggioranza rispettoso delle diversità di pensiero e di opinione. Si tratta di un progetto che presuppone quelle grandi scelte che oggi non si rivelano nella maggior parte dei partiti. E quelli disponibili a ripensare sé stessi sono oggi su questo banco di prova.

     Voglio dire, usando altri termini, che quando ci si riferisce a sperimentate pratiche di procedimenti di governance urbana nelle città, alla programmazione “con” il territorio, ai bilanci partecipativi, ai sondaggi deliberativi, ai dibattiti pubblici ecc.., si parla di fenomeni che, pur senza l’ausilio dei partiti politici che nella maggior parte dei casi ne restano fuori per scelta, si muovono esattamente nel recinto del modello costituzionale kelseniano del quale gli studiosi della democrazia deliberativa indicano modalità di sviluppo e tecniche di implementazione. Al capolinea di un cammino degenerativo catastrofico, la svolta necessaria si trova qui. Al bivio fra “monarchia” dei partiti trasformatisi in monopolizzatori della politica e percorso della politica diffusa, passando per il principio cardine del costituzionalismo: la Repubblica dei cittadini, dove le diverse forme della politica hanno pari dignità. Il problema sarebbe, dunque, quello di “facilitare” la riappropriazione della politica da parte dei cittadini in una cornice in cui pochissime cose depongono a favore di questa prospettiva.

Mi fermerei qui con le premesse. Credo, infatti, che sia questo il momento giusto (subito dopo il 18 giugno al Brancaccio) per iniziare la cucitura fra il mondo delle pratiche deliberative con la costruzione del soggetto nuovo che tutti abbiamo auspicato. Se si vuole colmare il vuoto di rappresentanza partendo dalla partecipazione popolare la strada è solo questa. Devono tornate a combaciare i due emisferi della sovranità popolare: quello della rappresentanza e quello della partecipazione effettiva di tutti i lavoratori/cittadini all’organizzazione economica politica e sociale del Paese. Dunque, puntando alla rappresentanza, non si può prescindere dalla partecipazione e dal metodo democratico anche nella costruzione di un soggetto che vuole candidarsi a colmare il vuoto di rappresentanza del Parlamento più brutto della storia della Repubblica e dei consessi rappresentativi territoriali e locali.

     Ma questo non vuol dire che dobbiamo “copiare” tecniche e pratiche della democrazia deliberativa come fossero modelli rigidi, dobbiamo però ispirarci ai loro principi che sono tutti scritti nella Costituzione: libertà, eguaglianza, rispetto della pluralità delle idee, rispetto della persona umana, inclusione e rifiuto completo di ogni tipo di leaderismo e di oligarchismo.

     Passo a qualche indicazione.

  1. I garanti dovrebbero scrivere poche regole ispirate ai principi che ho enucleato perché si sappia come le “assemblee di base” che Anna ha suggerito concludendo il Brancaccio, debbano essere svolte. Siamo abituati a insulti, liti, comizi e passerelle di capi, non alla democrazia!…
  2. Non possiamo nasconderci né dobbiamo farlo che la prospettiva che stiamo aprendo è fantastica, ma difficoltosa e disseminata di insidie. Non dobbiamo darci scadenze fisse, ma la ricostruzione della rappresentanza e della partecipazione popolare prima o poi richiederà una struttura organizzativa. I garanti, fra le poche regole, devono proporre modalità, metodi e criteri di costruzione dell’ipotetica struttura organizzativa, ispirandosi però a qualche irrinunciabile principio che mi permetto di suggerire: Candidature per ruoli pubblici e per incarichi interni di responsabilità esecutiva ad ogni livello, devono sorgere dalle assemblee pubbliche territoriali (vi prego: non “dal basso”: il popolo non è “il basso”, è il sovrano!..) gestite secondo il metodo democratico sopra esposto per sommi capi.
  3. Tutte le regole indicate dai Garanti devono essere sottoposte alla ratifica delle assemblee pubbliche territoriali secondo metodi di cui al punto precedente. Questo nella cornice di una campagna di dibattito pubblico che potrebbe essere sottoposto a una prima verifica entro settembre-ottobre 2017.

     Mi fermo qui, per ora. Se solo si partisse così, a mio avviso, daremmo a tutti noi del Brancaccio e ai cittadini che ci seguono con molta speranza un autentico segno di discontinuità.

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2 pensieri riguardo “S’INIZIA UN PERCORSO COMPLETAMENTE NUOVO. COME FARE I PRIMI PASSI”

  1. M5* è l’attrezzo perfetto.
    Ogni individuo sovrano.
    La maggioranza degli individui sovrani, anche di un solo voto, sceglie ogni decisione di rilievo.
    I Parlamentari fanno solo da scrivani prima e Notai dopo di ciò che il popolo decide.
    Poi serve:
    A- eliminare il contante, solo carta di credito.
    B- Reddito di sopravvivenza di base per tutti.
    C-Azzerare in un colpo solo e per sempre il debito pubblico, tasse devono passare ad una sola tassa sul monetario del 9%.
    Democrazia diretta, antropocrazia,

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    1. Sono dell’opinione che in questo momento storico fra i partiti politici non esistano “attrezzi perfetti”. Come ho spiegato nell’articolo, i partiti sono su questo banco di prova: essi possono rinnovarsi e persino trasformarsi in “attrezzi utili” al popolo perché possa tornare al più presto ad esercitare la sua sovranità.
      Carlo Di Marco

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